E' finita nel modo che nessuno avrebbe voluto. A prevalere nell'asta è stato Mario Dell'Anno che era stato accreditato fino a qualche giorno fa come presidente della Fondazione Onlus costituita esclusivamente da tifosi cui il patron si era impegnato a donare il logo una volta acquistato. Poi nelle ultime ore la spaccatura. Ignote le cause alla base della scissione tra l'imprenditore ed ex capoultrà, esponente della frangia degli "uessini con il logo disposta a tornare allo stadio" e la società. Quel che è certo comunque è che l'unico ad uscire sconfitto è l'Avellino calcio. Davvero incomprensibili le ragioni che hanno portato Dell'Anno a non mollare e a non fare un passo indietro rispetto all'attuale società, al contrario di quanto hanno fatto invece Picone e Guerriero, sicuramente più coerenti e spinti non dall'intento di lucrare ma esclusivamente dall'amore nei confronti delle vecchie effigie. Almeno non sono scesi mai a compromessi. Si è persa forse l'ultima occasione per tentare di ricompattare la piazza intorno alle storiche effigie, allo storico logo e alla storica denominazione che solo l'As potrà utilizzare. Anche se in realtà forse nella città di Avellino, aldilà delle opinioni rispettabilissime di chi non viene allo stadio per nostalgia delle vecchie effigie, manca ancora dopo tre anni dal fallimento la concezione che è quest'attuale società ad essere l'unica a rappresentare la città nel calcio che conta. Sul televideo quando compaiono i risultati dei lupi, appare la dicitura Avellino e non A.S. o U.S. Avellino. Comprensibile comunque l'ira del patron che scuro in volto alla fine dell'asta ha dichiariato "fin quando sarò io patron, il logo non finirà sulle maglie della squadra di cui sono presidente", chiudendo così a possibili intese con Dell'Anno, che dal canto suo adesso grazie al suo investimento si ritrova inevitabilmente in una posizione di forza. "La frittata è stata fatta", ora non rimane che attendere gli sviluppi di una telenovela nata a gennaio che nella sua puntata finale ha riservato il colpo di scena. Davvero non si riesce a concepire come sia stato un accordo a tutto appanaggio dei tifosi cui sarebbe stato donato il logo che sarebbe divenuto così patrimonio della città e anche della società con Franco Iannuzzi che in alcune dichiarazioni aveva sottolineato come dal loro canto per ricambiare l'impegno del patron i tifosi si sarebbero impegnati tramite la raccolta delle quote e la partecipazione fattiva alla festa per il centenario a restituire la somma impiegata dal club per acquisire il logo e la denominazione. Speriamo comunque che tale vicenda non vada minimamente a condizionare il prosieguo della stagione per D'Angelo e compagni che ora più che mai hanno bisogno dell'apporto del pubblico, indifferentemente dalle frange, in quanto questa stagione costituisce un'occasione che i lupi devono continuare a cogliere al volo per approdare in cadetteria. Il patron stamane non ha lesinato di esternare la sua amarezza anche con riferimento all'andamento della prevendita per il big match di lunedì sera con la Nocerina. Se la tendenza dovesse confermarsi, sugli spalti si dovrebbero registrare più sostenitori molossi che tifosi biancoverdi. E sarebbe davvero una vergogna! L'auspicio comunque è che lunedì 13 maggio con il centenario oltre che la promozione in B, si possa festeggiare anche un'intesa tra Taccone, Dell'Anno e perchè no anche le altre frange finora restiee in quanto la festa è indetta per il centenario della nascita del calcio ad Avellino non per il centenario di un logo. Forse non tutti sanno, infatti, che nel corso degli anni sulle casacche biancoverdi si sono alternati diversi loghi, anche diversi dal combattuto logo oggetto dell'asta odierna, e nessuno ci ha mai fatto veramente caso, perché quel che resta sono i colori sociali e il nome, Avellino.
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