Dopo due sconfitte in trasferta nei primi due turni di playoff, sempre di misura e per fortuna finora mai decisivi per il passaggio del turno, l'Avellino torna da Padova con un risultato positivo nella semifinale di andata. Anzi, risultato molto positivo sotto molti aspetti: perché l'Avellino giungeva a questa partita senza quattro squalificati, perché il Padova è una squadra costruita per vincere e accreditata da tutti come canditata alla promozione, perché nel primo tempo sembrava che i veneti dovessero fare un sol boccone dei Lupi. E invece nella ripresa Braglia ha rimesso le cose a posto e la squadra ha ricominciato a girare come sa.
Perché ad onor del vero nella prima frazione non si è visto un bell'Avellino, in realtà nei primi 20 minuti non si è visto neanche un bello spettacolo in generale, più calci che calcio con i giocatori quasi sempre a terra dall'una e dall'altra parte, gioco sempre fermo e cartellini che volavano a destra e a manca. Braglia ha provato a sparigliare le carte, complici anche le assenze, mandando in campo una formazione sperimentale, un inedito 4-5-1 con Ciancio e Laezza terzini, Miceli e Dossena centrali, Rizzo e Tito esterni di centrocampo con Maniero unica punta. In fase offensiva gli esterni salivano ad aiutare Maniero o lo stesso D'Angelo da centrocampo si alzava a supporto dell'attaccante, ma l'Avellino ha stentato nel ritrovarsi, ha costruito ben poco e si è limitato a difendere. Tattica troppo rinunciataria, non a caso su una disattenzione difensiva Kresic è riuscito a svettare più in alto di tutti e a mettere dentro l'1-0.
Nella ripresa, come si diceva, Braglia si è reso conto dell'errore tattico ed è tornato all'antico: dentro Fella per Laezza e ritorno al 3-5-2, e non a caso dopo 2 minuti l'Avellino si è guadagnato il calcio di rigore. Certo, si tratta di un episodio, ma sarà il cambio tattico, sarà la spinta del gol, la squadra ha cominciato a girare sempre meglio, sembrando infine quasi superiore all'avversario nei minuti finali, quando è stato il Padova a tirare di più il fiato (fatta eccezione per le occasioni finali in area irpina che per poco non portavano alla vittoria biancorossa). Da segnalare le proteste padovane per un rigore apparso troppo generoso, ma a ben guardare la manata sul volto di Maniero c'è stata eccome, ben più dubbio fu il rigore dato al Palermo: si dice che prima o poi gli episodi si equilibrano ma qui il penalty sembra ineccepibile.
Un buon pari nella semifinale forse più difficile delle due: al Partenio l'Avellino dovrà sì battere il Padova per conquistarsi la finale, perché in caso di parità con qualsiasi risultato si andrà ai supplementari e poi ai rigori, ma avrà il vantaggio di giocare in casa la partita decisiva, su un terreno che conosce bene e con la spinta del pubblico che finalmente potrà tornare al Partenio. Sarà comunque una battaglia, sarà comunque difficile avere ragione di un avversario che arriverà con il coltello tra i denti e che oggi ha sicuramente creato di più e ha dimostrato tutta la propria forza, ma come ha detto Braglia questo Avellino non muore mai, ha retto pur con tante assenze e al ritorno potrà contare sul ritorno degli squalificati, compreso Luigi Silvestri che oggi si è rivisto in campo con un recupero record dall'infortunio. Non ci saranno purtroppo due che stavano facendo la differenza come Carriero e Ciancio, diffidati e ammoniti, salteranno il ritorno. Un altro passettino è stato compiuto, un ultimo sforzo e si potranno spalancare le porte della finalissima per la B.
Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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