Un momento che parte da lontano: testa e fisico ora non aiutano. Non restano che cuore e speranza

01.05.2018 15:50 di Domenico Fabbricini Twitter:    Vedi letture
Un momento che parte da lontano: testa e fisico ora non aiutano. Non restano che cuore e speranza

Sembra un film già visto. Come sabato scorso, la carica dei tifosi prima della partita nel tentativo di caricare la squadra verso una sfida fondamentale, la necessità di vincere per evitare di complicare la classifica, e la delusione finale. Ma rispetto a Carpi dove l'Avellino ha quantomeno portato a casa un punto lontano dal Partenio, in casa contro il Cittadella è arrivata addirittura una sconfitta, per due a zero, che fa sprofondare i Lupi in zona retrocessione. Ormai è ufficiale, l'eventualità paventata qualche settimana fa ha preso corpo: l'effetto Foscarini è già svanito. La carica portata dal cambio di panchina è durata solo un paio di giornate, il tempo di battere il Perugia e pareggiare a Chiavari, poi le sconfitte contro Frosinone e Palermo e il pari di Carpi, fino alla sconfitta con il Cittadella che si conferma squadra da trasferta (nessuno meglio dei veneti quest'anno).

Sarebbe anche sbagliato analizzare il momento attuale partendo dalla partita contro il Cittadella, in realtà l'analisi andrebbe fatta partire da più lontano, dal percorso che ha di fatto portato a questa situazione, alla necessità di vincere ogni partita e all'incapacità poi di farlo in campo. Perché ha ragione Foscarini quando dice che per 70 minuti l'Avellino ha fatto quantomeno vedere una buona prestazione, ha lottato alla pari con il Cittadella che ha avuto le sue occasioni, ma le ha avute anche l'Avellino: la traversa di Morosini, il gol sbagliato sottoporta da Castaldo, il tiro a giro fuori di Molina, le due girate deboli di Vajushi. La squadra anche oggi ci ha provato, non è stata passiva e svogliata come per esempio era stata a Carpi o come era diventata la prassi con Novellino in panchina, ma continua a mancare di cinismo in avanti. Manca l'ultimo guizzo, l'istinto del gol, la cattiveria di metterla dentro. E il gol manca dall'1-1 di Chiavari, da 4 turni ormai. Ma se a ogni partita si perde qualche pezzo (oggi si è fermato De Risio, domenica scorsa Ngawa, fuori ci sono ancora D'Angelo, Pecorini, Rizzato e Cabezas) ecco che anche la condizione fisica fa la sua parte.

A ogni partita Foscarini deve fare i conti con le assenze e con scelte ridotte: oggi la maggiore freschezza del Cittadella è stata dettata anche dalla possibilità di poter contare su ricambi (diversi rispetto a sabato scorso nella formazione titolare) pronti e in forma. Nell'Avellino giocano più o meno sempre i soliti, Gavazzi si è dovuto reinventare terzino sinistro vista la mancanza di giocatori in quella zona, e se ti mancano gli elementi chiave che pensavi di avere al tuo arco, ecco che la stagione si mette in salita. Castaldo doveva rappresentare quest'anno una valida alternativa dalla panchina, si è ritrovato nuovamente titolare e capocannoniere della squadra con dieci reti. Ardemagni è di fatto scomparso dai radar, e anche quando gioca non apporta più alcun beneficio alla squadra. Asencio è bravo e ha qualità, ma è troppo giovane per caricargli tutto il peso dell'attacco sulle spalle: e ha comunque siglato sei reti, alcune delle quali decisive. Cabezas è un oggetto sconosciuto, Morosini è appena rientrato; ecco che diventa difficile contare di tramutare in gol il gioco che la squadra crea con queste premesse.

A gennaio è arrivato Morero con l'obiettivo di portare esperienza e solidità in difesa, ma ha creato più scompensi che altro. Migliorini e Ngawa sono le uniche piacevoli sorprese nell pacchetto arretrato; a centrocampo ora Di Tacchio, ora D'Angelo, ora Gavazzi hanno accusato acciacchi e problemi fisici per tutto il corso del campionato. Un'annata maledetta e sfortunata, e ora si arriva alle ultime tre giornate sicuramente non nelle migliori condizioni fisiche e mentali. Foscarini, chiamato da Taccone a salvare la squadra, sta cercando di cavare il sangue dalle rape per portare serenità e convinzione nell'ambiente, cercando di convincere i calciatori a non lasciarsi andare e a crederci ancora, ma di fronte all'evidenza dei fatti, anche il più ottimista comincerebbe a vacillare.

Ma l'Avellino ha l'obbligo di crederci, la salvezza a questo punto si deciderà all'ultima giornata visti i tanti scontri diretti, a partire da sabato quando i tre punti in palio contro l'Ascoli varranno doppio. E guai a pensare che poi contro Spezia e Ternana potrebbe essere più facile con i liguri già salvi e gli umbri probabilmente già retrocessi: solo con 9 punti i biancoverdi saranno certi di salvarsi. Inutile quindi fare calcoli, bisogna solo andare in campo cercando di ottenere il massimo, e sperare in regali dagli altri campi. Ormai restano solo cuore e sperare.