Una cosa è certa: come ha detto anche lui nel suo saluto, "è arrivato da odiato e va via da amato". Questa è la verta vittoria di Eziolino Capuano, che da ieri sera non è più l'allenatore dell'Avellino. Un esonero nell'aria, 'annusato' già nelle scelte di formazioni nella gara playoff di Terni, consolidato dalle parole amare post partita del presidente D'Agostino, e formalizzato dopo un lungo incontro e un comunicato stringato. A pagare sono stati sicuramente gli attriti venutisi a creare con i senatori della squadra nei giorni precedenti i playoff e il modo in cui sono stati affrontati gli spareggi. Capuano, nelle intenzioni del presidente, ha 'rotto' il giocattolo proprio alla vigilia dell'atto più importante, che D'Agostino si augurava di affrontare al meglio, dopo tanti sacrifici soprattutto economici compiuti per assicurare all'Avellino la partecipazione ai playoff, e chissà sperare di arrivare il più lontano possibile. Per poi fare solo una rapida apparizione, neanche tanto convincente, giocata sottotono, a Terni con uno scialbo 0-0 che ha premiato gli umbri. Una partita in cui Morero è stato lasciato in tribuna, Di Paolantonio in panchina, per entrare solo nel finale, si dice per screzi con il tecnico che avrebbero interessato anche altri giocatori. Non il modo migliore di affrontare gli spareggi promozione e sicuramente un biglietto di non rinnovo per il prossimo campionato. In più D'Agostino, lo ha detto anche lui a caldo, ha intenzione di rivoluzionare una squadra costruita da altri, privilegiando giocatori giovani e un allenatore che sposi questo progetto. Da qui probabilmente anche l'hashtag "Rinascita" che sta caratterizzando il teaser che porta al 10 luglio, giorno in cui dovrebbe essere annunciata la nuova linea societaria e probabilmente il nuovo staff.

Ma una cosa è certa: Capuano come da suo carattere ci ha messo l'anima in questi mesi, ha trasformato l'astio e l'odio che molti tifosi covavano verso di lui al momento del suo arrivo dimostrando con lavoro e atteggiamenti l'attaccamento che aveva per questi colori, senza bisogno di parole ma solo con il lavoro. E questo gli va riconosciuto. Basti guardare i commenti sui social: fin da quando si parlava di un suo possibile arrivo già la scorsa estate, la notizia era accompagnata sempre da insulti e pareri negativi, anche quando tra i primi abbiamo citato il suo nome come possibile allenatore siamo stati attaccati con commenti sarcastici, per poi scoprire che un primo contatto c'era veramente stato ma per volere di una frangia del tifo non se n'è fatto niente. E' arrivato poi davvero Capuano dopo l'esonero di Ignoffo, accolto da scetticismo e astio, che ben presto hanno lasciato il posto all'ammirazione. E' bastato poco, vederlo lavorare, vedere i risultati, l'impegno in campo, e gli insulti hanno lasciato il posto agli elogi e agli incitamenti.

La sua colpa? Essere salernitano e quei precedenti da avversario (su tutti i salti sulla macchina con la Juve Stabia) che lo hanno bollato come nemico giurato. Ma lui è così, ci mette l'anima in ogni lavori e lo ha dimostrato anche nella piazza irpina. Lascia sicuramente un buon ricordo, paga probabilmente ancora una volta il suo carattere, quello che non gli ha permesso negli anni di raccogliere pi di quanto meritasse per competenze e capacità calcistiche, ma consapevole di aver dato tutto, prendendo l'Avellino a rischio playout e portandolo ai playoff. Ha coronato il suo sogno di allenare l'Avellino, probabilmente sperava di poterlo fare per un periodo più lungo, avendo più tempo e giocatori con cui lavorare, ma ci sentiamo comunque di dare un voto positivo alla sua breve esperienza irpina.

Allenerà molto probabilmente in qualche altra piazza anche il prossimo anno, certo di essersi scrollato di dosso l'etichetta di "nemico giurato" della piazza irpina.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 08 luglio 2020 alle 11:20
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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