Dal "non c'è niente" al "presto avrete notizie": quando tre parole fanno tremare un'intera provincia

04.07.2019 18:00 di redazione TuttoAvellino Twitter:    Vedi letture
Dal "non c'è niente" al "presto avrete notizie": quando tre parole fanno tremare un'intera provincia

Soltanto una settimana fa, all’uscita dal PaladelMauro, al termine del breve e fugace CdA che lo aveva nominato quale nuovo presidente della Scandone, Claudio Mauriello, sorridendo e dispensando strette di mano ai presenti, pronunciò testuali parole: “Presto avrete notizie”.

Fu questa la risposta fornita a un paio di giornalisti fuori dalla struttura di via Zoccolari, in attesa di delucidazioni sui motivi che avevano portato l’Avellino calcio ad attraversare una lunga fase di stallo, a 25 giorni di distanza dal trionfo di Perugia. C’erano da ufficializzare direttore sportivo, allenatore, confermare qualche calciatore, organizzare la sede del ritiro estivo. Tutto era ancora in altro mare, eppur si rideva.

Quel “presto avrete notizie” è stato drammaticamente profetico.

Nella tarda serata del 29 giugno, tre giorni dopo l’annunciazione di Mauriello, sui social sono iniziate a circolare voci sul possibile disimpegno del gruppo Sidigas e sulla messa in vendita di entrambe le realtà sportive cittadine.

Sabato scorso, invitato dalla Curva Sud, De Cesare ha incontrato alcuni esponenti del tifo avellinese, il presidente dell’Associazione per la Storia Mario Dell’Anno e una delegazione degli Original Fans, confermando l’intenzione di scaricare calcio e basket al migliore offerente, promettendo comunque la gestione ordinaria dei due club in caso di mancata vendita.

Il tutto si è legato alle drammatiche notizie sullo stato di salute dell’azienda Sidigas, raggiunta il 20 giugno - quindi 7 giorni prima del “presto avrete notizie” del sorridente Mauriello - da un’istanza fallimentare formulata direttamente dalla Procura della Repubblica di Avellino. E’ di ieri, invece, il comunicato stampa emesso dal gruppo Sidigas, che ha confermato – semmai ce ne fosse stato davvero bisogno – le indiscrezioni della stampa. Un comunicato che tanto ha detto, ma che nulla ha chiarito.

E allora, perché sorridere e fare finta di nulla, se già si era palesato (lo sapevano i vertici Sidigas e Mauriello) il rischio (oggi molto più concreto) di vedere la Scandone autoretrocedere in Serie B1 dopo 19 anni in massima serie, per l’impossibilità della Sidigas di fare fronte agli impegni economici per l’iscrizione e il regolare svolgimento del campionato di Serie A? Perché non portare alla luce le problematiche che avrebbero colpito l’Avellino calcio, a solo un anno di distanza dall'ottenimento dell'assegnazione del titolo sportivo?

Il gruppo Sidigas si è trincerato dietro il silenzio anche con i suoi ex tesserati. Musa, Bucaro e molti calciatori si sono lamentati di non aver ricevuto neppure una telefonata, né prima del 30 giugno, né in questi primi giorni da svincolati e in cerca di occupazione. Eppure, sono stati loro i principali protagonisti del ritorno in Lega Pro dell’Avellino: avrebbero meritato rispetto e considerazione, anziché silenzi e frasi di circostanza.

Mentre De Cesare è in altre faccende affaccendato, ben più serie della “semplice” gestione di una società di calcio o di basket, secondo quanto circola nell’ambiente, il presidente (doppio) Mauriello è in trattative con eventuali e potenziali acquirenti.

Ha prima allacciato rapporti con un fondo di investimento argentino-messicano (dovrebbe essere lo stesso che ha tentato di prendere prima il Trapani e poi la Sambenedettese a fine giugno, quindi lasciamo perdere…) e poi con un imprenditore bresciano presentatogli dalla famiglia Iacovacci. E' di oggi, invece, la volontà di Angelo D'Agostino di attendere l'evolversi dell'istanza fallimentare prima di compiere un passo in avanti

Intanto s’avvicina l’udienza al Tribunale di Avellino in programma il 12 luglio.

Un anno fa, nello stesso identico giorno, anche Walter Taccone, come Claudio Mauriello, pronunciò tre parole che risultarono essere inquietanti. Avvenne in Piazza Libertà, dopo aver salutato Anna Falchi, madrina d'eccezione della presentazione delle divise da gioco mai indossate. Quel suo “non c’è niente”, anticipato dal "sono tutte stronzate" riferito alla bocciatura della Covisoc, si trasformò in una mancata iscrizione al campionato di Serie B, facendo versare lacrime di rabbia e disperazione a tanti tifosi dell'Avellino.

Corsi e ricorsi storici assolutamente da scacciare via, sperando che la buona sorte, stavolta, sia dalla parte di un'intera provincia.