Il giorno tanto atteso è arrivato, e ha portato con sé polemiche e malcontenti. Il Consiglio Federale, programmato per questa mattina, è terminato per la serie C come nessuno si aspettava: annullata in pratica la decisione presa all'unanimità nell'Assemblea di Lega di qualche giorno fa, in cui si era deciso di annullare la stagione 2019/20 di C, mentre si è deciso di far ripartire tutti i campionati professionistici, dalla A alla C, e completarli sul campo. Il comunicato diramato dalla Federazione parla chiaro: si torna in campo a giugno (la data non è ancora presa, presumibilmente verrà fatto il 28 maggio nella riunione col Governo e dovrebbe cadere tra il 13 e il 20 giugno) e si termina il 20 agosto. Il 31 agosto termina ufficialmente la stagione (prorogando di due mesi la precedente scadenza al 31 giugno) mentre il 1° settembre parte ufficialmente la stagione 2020/21. Solo legalmente, come prima la nuova stagione partiva il 1° luglio: ci saranno poi vacanze da fare, ritiri da effettuare, insomma non si dovrebbe tornare in campo prima del 1° ottobre. Altra novità: viene mantenuto l'obbligo della fideiussione di 350 mila euro per le iscrizioni in serie C, ma potranno in taluni casi essere sostituite da certificazioni di garanzia della stessa lega.
Ma se le linee guida della prossima stagione possono anche essere giuste e prevedibili, quello che lascia sconcertato il mondo della terza serie è appunto la decisione di ripartire. Ci sono società che ormai avevano chiuso "baracca e burattini" come si suol dire, alcune sono in difficoltà economica (vedi il Catania), altre non sanno neanche se potranno iscriversi al prossimo campionato, come si può pensare di tornare sul rettangolo verde con due mesi di stop nelle gambe? E' vero che c'è un mese di tempo per ripartire, ma c'è anche la grande incognita del protocollo di sicurezza. Se in A e B è abbastanza fattibile poterli rispettare, non analogamente in serie C si potranno rispettare obblighi di mascherine, distanziamento, sanificazione, messa in sicurezza di tutti gli attori del calcio prima, durante e dopo le partite. Un problema soprattutto di costi: non bastassero i due mesi di stop totale che hanno azzerato le entrate, la ripresa dovrebbe essere anche a porte chiuse e quindi ai mancati introiti si sommeranno spese di messa in sicurezza, di trasferta, hotel, viaggi e stipendi. E pensare che per la serie C si parlava addirittura di cassa integrazione per i calciatori che percepiscono meno di 50 mila euro lordi l'anno, come si può farli tornare a giocare?
C'è poi anche il 'pasticcio' dei contratti preliminari dei calciatori, che si potranno regolarmente depositare dal 31 giugno al 31 agosto; in pratica un calciatore può cambiare squadra a campionato in corso. Ovviamente la validità del trasferimento sarà dal 1° settembre, con la stagione 2020/21, ma può essere abbastanza atipico veder giocare un calciatore in una squadra sapendo già che nella successiva vestirà un'altra casacca.
L'ira di Ghirelli a termine riunione è stata evidente, anche perché per lui, come ha dichiarato, vale ancora la decisione del Consiglio di Lega. Ora la palla passa al Governo: il 28 ci sarà la riunione in cui si dovrà dare l'ok per la ripartenza. E' anche vero che il comunicato parla di completamento della stagione sul campo, ma di ipotesi alternative in caso questo non fosse possibile per innalzamento della pericolosità del Covid-19: in tal caso si potrà ricorrere a formule ridotte (playoff e playout) e in ultima istanza alla cristallizzazione delle classifiche. Quello che si pensava sarebbe stato attuato fin da subito per la Lega Pro e che invece appare solo come una formula di emergenza. Ma non è escluso che il 28 maggio la Lega Pro chieda proprio di affidarsi a queste misure ridotte, perché in oggettiva difficoltà nell'andare avanti.
E pensare che poteva essere l'occasione buona per una riforma del movimento: nella sua tragicità lo stop imposto dal Covid-19 poteva portare a un ripensamento di un sistema che fa fatica a sostenere 100 squadre professionistiche, una riforma che avrebbe potuto portare a una B allargata o a una C d'elite con un cuscinetto semiprofessionista tra la C e la D; e invece si è deciso di mantenere la vecchia strada, in barba alle difficoltà oggettive che le società già affrontano quotidianamente in serie C, a maggior ragione in questo scenario.
Insomma l'impressione è che la partita sia ben lungi dall'essere conclusa, e se per la A e la B il destino sembra abbastanza certo, per la C un altro colpo di scena non sembra da escludersi.
Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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