Le sconfitte al 90’, si sa, sono sempre difficili da digerire. Ne abbiamo vissute tante negli anni di sconfitte a tempo scaduto, così come abbiamo gioito per le vittorie arrivate al fotofinish, una linea sottilissima separa gioia o disperazione in un periodo della partita in cui ti stai ormai preparando a vederla scorrere via sul risultato ormai acquisito, e invece una fiammata può decidere in un senso o nell’altro. Stavolta è andata male, e diciamo la verità, l’Avellino non avrebbe assolutamente meritato di perdere questa partita. Anzi. Anche il pari sarebbe stato stretto ad un Avellino che ha finalmente interpretato la partita nel modo giusto, con aggressività, determinazione, voglia di vincere come non si vedeva da tempo. Finalmente quell’Avellino timido, svogliato, distratto che tante volte abbiamo criticato nelle ultime settimane ha lasciato spazio all’Avellino di inizio stagione, che incarna il vero spirito del suo mister, che tanto era mancato ultimamente, anche nelle vittorie.
Paradossalmente siamo a descrivere una sconfitta in una delle migliori prestazioni dell’Avellino dell’ultimo periodo, e questo da un certo punto di vista serve quantomeno da contraltare a un risultato ingiusto e bugiardo. L’Avellino non meritava di perdere, ma salva almeno la prestazione: piccola consolazione, che serve solo al morale e non alla classifica, ma almeno non è tutto da buttare. Nulla a che vedere con la prestazione di Francavilla Fontana, per esempio, o con l’ultima sconfitta interna, arrivata contro il Catania. Stavolta l’Avellino ha fatto la partita che doveva fare, probabilmente l’avversario in sé è servito da stimolo per i giocatori che credevano davvero di poter far risultato contro la capolista, e fino al 90’ ci stavano riuscendo. E certamente non per un episodio ma consolidando la prestazione con almeno altre 3-4 palle gol. Proprio nel momento migliore, con Luigi Silvestri che per due volte ha sfiorato la rete della vittoria, la punizione di Aloi deviata dal portiere, è arrivata la doccia fredda. Ed è arrivata da un ex, come spesso purtroppo accade nel calcio, Lorenzo Laverone che torna a calcare il prato del Partenio ma da avversario, e con il più facile dei tap in regala i 3 punti ai suoi. Sorvoliamo sull’esultanza smodata del terzino destro, che si toglie anche la maglia per la rete insperata, pesantissima: tanta acqua è passata sotto i ponti da quando vestiva il biancoverde, e non è neanche corretto condannare un ex giocatore perché ha manifestato gioia verso i colori attualmente vestiti. Quel che conta è che purtroppo siamo qui a commentare zero punti in cascina al termine della miglior prestazioni degli ultimi due mesi.
DI certo non era facile fare risultato contro la Ternana, che veniva da dieci vittorie consecutive, e la solita ingenuità difensiva (difesa ferma e Dossena che si perde Vantaggiato) dopo soli 10 minuti sembrano confermare un copione già scritto. E invece stavolta l’Avellino ha reagito, ha trovato il pari con Aloi, è andato vicino al gol con Fella, ha chiuso meritatamente il primo tempo in parità. Nel secondo tempo il confronto è stato acceso ma equilibrato, l’Avellino ha costretto un paio di volte la Ternana al fallo su giocatori lanciati a rete, ha rischiato come dicevamo di fare il gol del 2-1, e alla fine è capitolato, ma sempre a testa alta.
Un punto o nessuno, per quanto mi riguarda, cambiano poco in ottica classifica: il colpaccio sarebbe stato vincere contro la Ternana, e questo Avellino visto oggi ha dimostrato di poterne essere capace. Ripartiamo da qui, da questa voglia di vittoria, da questa determinazione, dal cercare di arrivare sempre primi sulla palla e ringhiare sulle caviglie dell’avversario: ma non soltanto contro la Ternana o contro il Bari, ma anche e soprattutto contro le Virtus Francavilla, le Paganese, le Cavese di turno. Paura di nessuno ma rispetto per tutte, umiltà e grinta indipendentemente dall’avversario. Le potenzialità ci sono, basta saperle sfruttare e mettere in campo in ogni partita.
Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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