Dopo aver visto la prima vittoria al Partenio della Viterbese, sei giorni fa, l'Avellino vede vincere anche per la prima volta in trasferta in questo campionato la Virtus Francavilla. E così, record negativo su record negativo, l'Avellino impatta nella terza sconfitta di fila, la seconda consecutiva in casa, annullando completamente il fattore casalingo che invece doveva servire da trampolino di lancio verso il finale di campionato. Dopo aver battuto il Crotone, l'Avellino è sparito, incapace di battere anche squadre inferiori sulla carta e in classifica, acuendo tutti i suoi limiti. Limiti difensivi, perché il gol della Virtus Francavilla (l'unico della partita tra l'altro) è arrivato su una leggerezza di Benedetti e Auriletto; limiti offensivi, perché davanti si è vista tanta confusione, tanto fumo, ma tiri in porta davvero pochi; limiti comportamentali, perché l'espulsione di Kanoute è stata davvero ingenua, provocato da Idda il senegalese ha pensato bene di mettergli le mani al collo, rosso per entrambi. E per giunta facendo il gioco della Virtus che voleva solo perdere tempo rallentando l'uscita dal campo, e che di tempo così ne ha perso il doppio. E infine limiti, o meglio debiti, con la fortuna, perché ci si è messa anche quella oggi: la Virtus ha segnato nell'unica occasione da gol, D'Angelo ha sbagliato un rigore, Trotta si è visto annullare un gol apparso a tutti regolare, Marconi ha colpito una traversa nel finale. Ma resta comunque troppo poco in una partita che era assolutamente da vincere, e che invece si è affrontata con la solita sufficienza, apatia in attacco, confusione negli altri reparti.
Alla fine, ma già a 10 minuti dalla fine, è scoppiata l'inevitabile contestazione dagli spalti, che non ha risparmiato nessuno, neanche Massimo Rastelli che oggi ha provato a cambiare qualcosa tornando al 'suo' caro 3-5-2, salvo poi cambiare idea nella ripresa affidandosi a un coraggioso 4-2-3-1, durato pochi minuti a causa dell'espulsione di Kanoute che ha scombinato tutte le carte. E così ora l'Avellino scivola anche fuori dalla zona playoff, ma già partecipare in questo stato fa sorgere molti interrogativi, perché difficilmente potrebbe arrivare lontano una squadra che non riesce a vincere due partite di fila in casa.
Dalla contestazione, si diceva, non si salva nessuno, neanche il ds De Vito, che con Rastelli aveva fatto la fortuna dell'Avellino nell'era Taccone, e che ora è additato come il responsabile di una campagna acquisti che neanche a gennaio ha rinforzato l'Avellino. Dopo un avvio promettente contro Potenza e Crotone, ora stanno venendo a galla tutti i limiti. Benedetti continua ad apparire distratto in difesa, Mazzocco dopo una settimana da infortunato è entrato solo nel finale, senza incidere, Marconi si sta trasformando in Murano, come lui ha segnato solo all'esordio a Potenza, come lui è involuto e fuori dal gioco per tutta la partita. Tounkara da oggetto misterioso si è palesato in tutta la sua inadeguatezza in campo, 45' di nulla per poi essere richiamato in panchina. Insomma se il mercato estivo, con l'inutile e cervellotica rivoluzione, era sembrato sbagliato e inefficace in campo, quello di gennaio ha fin qui fatto anche peggio, visti i risultati. Avellino che dopo Crotone ha segnato un solo gol, a Cerignola, e ne ha subiti 6 in tre gare.
Ormai non è neanche questione di moduli, perché né il 4-3-3, né il 3-5-2, né il 4-2-3-1 della ripresa sono sembrati dare una scossa a questa squadra. Il problema è negli interpreti, giocatori con poca personalità che non riescono ad imprimere, salvo alcune eccezioni in questo campionato, il proprio gioco alla partita, anche oggi dopo aver iniziato bene nei primi 10 minuti il gioco si è appiattito, e andato sotto ancora una volta l'Avellino non è riuscito a reagire e a recuperare la partita. Certo ci sarebbe da discutere sul rigore sbagliato e sul gol annullato da Trotta, per una presunta spinta sul difensore che ha visto solo l'arbitro, quando a Cerignola si è dato un gol con una spinta plateale ai danni di Auriletto che è anche cascato addosso a Pane. Qualcosa di strano sta accadendo anche a livello arbitrale, ha ragione in questo Rastelli. Ma non basta a giustificare certe prestazioni.
La tifoseria è giustamente stanca, a fine partita c'è stata una dura contestazione, un faccia a faccia con il presidente D'Agostino, perché l'intera città è stufa di queste umiliazioni e di vedere una squadra che non lotta e non onora la maglia. La stagione è ormai compromessa, a prescindere da quale sarà il posizionamento finale: a 9 giornate dalla fine si può trarre un bilancio di una stagiona fallimentare, la più fallimentare della gestione D'Agostino. Che non ha imparato dagli errori ma anzi ne ha commessi di più grossi, e gli effetti sono evidenti, sotto gli occhi di tutti.
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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