editoriale

La Coppa della discordia: renderla davvero ‘aperta’ sarebbe stata la vera mossa vincente

Non è passato molto tempo dal terremoto SuperLeague, da quella sorta di 'rivolta' delle grandi squadre europee verso le proprie leghe di appartenenza, ma soprattutto verso la Uefa, accusata di distribuire troppo poche ricchezze...

Domenico Fabbricini

Non è passato molto tempo dal terremoto SuperLeague, da quella sorta di 'rivolta' delle grandi squadre europee verso le proprie leghe di appartenenza, ma soprattutto verso la Uefa, accusata di distribuire troppo poche ricchezze nella partecipazione alle coppe europee e quindi annunciando la volontà di crearsi una propria lega in cui far competere solo le grandi d'Europa, rigorosamente su invito. Una sorta di campionato di Elite in cui non si accede per meriti sportivi ma solo per blasone. Un progetto nato e naufragato nel giro di pochi giorni, dopo che l'intero mondo del calcio, a tutte le latitudini, si è ribellato a questa sorta di colpo di stato, con la Serie A e la Uefa che hanno minacciato sanzioni ed esclusioni per le squadre dissidenti. Tutto rientrato quindi con tanto di scuse da parte delle candidate partecipanti. Al grido di "il calcio è di tutti" e non soltanto di una schiera elitaria, si è riportato tutto alla normalità.

Eppure quella stessa Lega di Serie A, che ha condannato fortemente la SuperLeague, che ha minacciato sanzioni ed esclusioni (ancora oggi si parla di esclusione della Juventus se non dovesse abbandonare il progetto Superlega, virtualmente ancora possibile) perché il diritto di partecipare alle coppe europee e affrontare sul campo le più grandi va conquistato con i risultati (vedi l'Atalanta che sfida il Real Madrid) si è resa protagonista dello stesso medesimo trattamento. Pochi giorni fa è stata infatti comunicata la formula della prossima Coppa Italia per il triennio 2021-24, organizzato proprio dalla Lega di A, che a sorpresa ha escluso le squadre di C e D. Sarà un torneo dedicato solo ad A e B. Ma come, proprio la Lega di A che parlava di 'calcio di tutti', di scelta sbagliata e minacciava sanzioni, trasforma una coppa nazionale, per definizione aperta a tutti, in un torneo ristretto? Ovviamente immediatamente sono scoppiate polemiche e reazioni, non solo da parte delle società di C e D, ma anche dagli stessi vertici delle leghe interessante nonchè dei tifosi, anche di squadre di A.

Se c'è una competizione in Italia, che è paritaria e 'di tutti' per usare ancora un termine tanto inflazionato, è proprio la coppa Italia. E' l'unico modo che hanno, almeno una volta l'anno, squadre di categoria inferire di sognare di affrontare le grandi di A. Tifosi che spulciano la griglia degli accoppiamenti per vedere contro chi potrebbero giocare superando i primi turni, presidenti che sognano lo stadio pieno per la partita dell'anno, favole come quella dell'Alessandria che nel 2018 dalla C è arrivata in semifinale di Coppa Italia. Tutto vanificato dalla nuova regola. E pensare che in Paesi come l'Inghilterra, la coppa nazionale coinvolge le squadre di tutte le leghe, anche al di sotto della nostra attuale serie D. E a volte con risultati clamorosi, o con squadre blasonate costrette a giocare su campetti di periferia. Ma non è proprio questa la magia del calcio, la bellezza dello sport in cui, come recita uno spot Fifa, possiamo essere tutti uguali? E invece no, la Lega ha deciso di dedicare l'unica porta al Paradiso solo a chi in Paradiso, o al massimo in Purgatorio, c'è già.

Ricordo ancora un po' di anni fa, un'edizione di Coppa Italia in cui tutte, grandi e piccole, entravano in gioco fin dal primo turno: fu un'ecatombe, con squadre di serie A, ancora a corto di preparazione, eliminate da squadre di C. Dal punto di vista marketing un fallimento in termini di appeal della competizione (motivo per cui si è decisa oggi questa chiusura), ma non è forse più originale, divertente e interessante assistere a un Lecco-Cagliari o Avellino-Inter ai quarti di finale di Coppa Italia, piuttosto che al classico (invento) Sassuolo-Milan? La motivazione, come si diceva, è rendere il prodotto più appetibile per le tv e i tifosi, ma perché non pensare anche ai tifosi delle squadre minori, o ai semplici appassionati, che magari guarderebbero volentieri in tv anche una sfida inedita di coppa?

A mio avviso quindi si tratta di una scelta errata, anzi la mossa giusta (e l'ho già scritto più volte in altre occasioni) sarebbe stata quella di aprire ulteriormente la Coppa Italia rendendola davvero la coppa di tutti, come in Inghilterra. Un'occasione mancata da parte della Lega che predica bene e razzola male.