Il pagellone di fine anno si conclude con gli attaccanti.
Castaldo 7,5 – E’ come il buon vino, più invecchia più è pregiato. A trentasei anni compiuti ha messo assieme tredici marcature, tre delle quali nelle ultime tre battaglie. Come accaduto due anni fa (gol a Vercelli) e l’anno scorso (gol al Latina), ha messo la sua firma sulla salvezza. Il suo “non è finita” pronunciato mentre deflagrava la contestazione dopo la sconfitta interna contro il Cittadella è diventato lo slogan salvezza dell’Avellino. Che mondo sarebbe senza Gigi Castaldo?
Asencio 7 – Gioventù al potere. Sette reti alla prima esperienza da professionista. Ha le molle nelle gambe, elevazioni da saltatore in alto, carismatico e determinato, smaliziato al punto giusto. Quando Ardemagni si è fermato, lui ha iniziato a segnare. Sette dei quarantotto punti in classifica sono merito suo.
Ardemagni 6 – L’avvio col botto, con cinque gol realizzati nelle prime sei giornate. Poi, il lento e inesorabile declino. Dal 6 novembre 2017 al 18 maggio 2018, oltre sei mesi di astinenza da reti. Il gestaccio rifilato alla Montevergine al momento della sostituzione contro il Bari avrebbe potuto far chiudere in anticipo la sua esperienza in biancoverde. Foscarini lo ha aspettato, i tifosi (buona parte) lo hanno perdonato, e lui si è preso la rivincita a Terni, dopo essere stato beccato dal pubblico di casa. One shot, one kill: e salvezza fu.
Bidaoui 6 – Devastante nella prima parte di campionato, imprendibile per i difensori avversari. Il fattore aggiunto dell’Avellino fino all’infortunio accusato contro il Pescara che lo ha tenuto fuori quasi due mesi. Le sirene di mercato, probabilmente, hanno influito sul suo rientro in campo, più lento del previsto.
Morosini 6 – Che peccato non aver potuto beneficiare della sua qualità. Tre reti nelle prime tre partite, poi il grave infortunio al ginocchio rimediato contro l’Empoli, ma scoperto con notevole ritardo (sarebbe potuto rientrare tre settimane prima). Peccato pure per la traversa colpita contro il Cittadella, sarebbe stato il giusto riconoscimento per un ragazzo d’oro e un professionista esemplare (la sua presenza a Salerno, da infortunato, non va assolutamente dimenticata)
Cabezas 3 – Cinque mesi anonimi, irritanti. Eppure di lui si diceva un gran bene (l’investimento dell’Atalanta e l’interesse dell’Independiente confermano la tesi). E’ arrivato ad Avellino in pompa magna: con il corpo, perché con la testa non si è mai allontanato dall’Ecuador. Lo ricorderemo per l’assist a Gavazzi valso il 2-1 sul Novara, per il gol divorato contro il Parma, tutto solo davanti alla porta, e per l’enorme mole di foto pubblicate su Instagram riguardanti la sua famiglia. Mai una di lui con la maglia dell’Avellino. Sempre triste, mai integrato in gruppo. La sua agonia è finita (pure la nostra), ora potrà tornare a casa.
Autore: redazione TuttoAvellino / Twitter: @tuttoavellinoit
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